Il Rogo Votivo Protostorico

La storia del santuario del Monte Castelon inizia molti secoli prima dell’arrivo dei Romani in Valpolicella. La prima frequentazione del luogo di culto risale infatti al VI sec. a.C., in piena Età del Ferro. Questa prima area votiva si sviluppò su un ripiano esistente sul fianco orientale dell’altura, in corrispondenza di una fessura presente nella roccia, da cui in antico doveva, con fasi di maggiore o minore intensità, fuoriuscire dell’acqua. Nel banco di roccia, che venne livellato e terrazzato, era presente anche una depressione naturale dove è probabile si creasse un bacino d’acqua; questa cavità fu utilizzata per la deposizione delle offerte o la raccolta dei resti sacrificali.

Sicuramente all’interno del primo santuario si ebbe uno spazio in cui si praticava un rogo votivo: i fedeli si riunivano per bruciare offerte alla divinità. All’interno della “terra di rogo” sono stati infatti rinvenuti carboni di legno di quercia e di acero, semi di frumento, orzo, uva, nocciole e piccoli frammenti di pani o focacce. Tali reperti suggeriscono che il culto fosse rivolto a una divinità legata alla natura e alla terra. Nel deposito sono stati trovati anche numerosi anelli in bronzo, spille (fibulae), pendagli (bullae) e frammenti ceramici, che confermano il proseguo della frequentazione fino alla seconda metà/fine del II sec. a.C.

Dell’antico santuario non rimane oggi molto: oggi la sua esistenza è testimoniata da un accumulo di terra di rogo localizzato ai piedi del successivo tempio di età romana.

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